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Gerbaudo: "Eravamo un gruppo da riconferamre e sarei rimasto volentieri a Nocera, ma a condizioni diverse"

di Gennaro Caso

In esclusiva ai microfoni di Tuttonocerina.com, parla Matteo Gerbaudo, grande protagonista della passata stagione della Nocerina. L’esperto centrocampista ha collezionato con la casacca rossonera 36 presenze, condite da 5 reti e 6 assist, indossando anche in diverse occasioni la fascia da capitano.

L’intervista, a cura di Gennaro Caso, ripercorre la scorsa stagione dal punto di vista personale del calciatore e della squadra. Ora in forza all’Ancona, con cui sta lottando per la promozione nel girone F di Serie D.

Ad Ancona ti giochi anche quest’anno la promozione. In carriera anche quando hai vinto questo campionato, l’anno successivo non hai giocato in Serie C

«È vero, soprattutto quando ho vinto con l’Avellino l’obiettivo era rimanere lì. Cambiando direttore sportivo e allenatore hanno puntato su altri profili e non ero soddisfatto delle altre chiamate.

Io cerco il progetto, tra fare la Serie C in una squadra non blasonata e non seguita rispetto a fare la Serie D in squadre come Avellino, Foggia, Nocera, Piacenza o Ancona la scelta ricade su quest’ultime.  Non nascondo che vorrei essere un calciatore professionista anche a livello contrattuale, ti dà tranquillità».

Quindi l’anno scorso sei stato convinto dal progetto tecnico della Nocerina?

«È normale, mi aveva chiamato il direttore a maggio dicendomi che stava costruendo la squadra per vincere il campionato. Aveva già preso giocatori importanti come D’Agostino, io mi sono accodato ad un gruppo che poi si è rilevato forte, aldilà dei risultati.

Solo il Casarano devastante come quello dell’anno scorso poteva vincere al cospetto della Nocerina. Rispetto a noi avevano speso molto di più, anche se poi i valori si sono visti nei due scontri diretti e non erano così diversi».

Il tuo inserimento a Nocera è stato graduale, ci hai messo un po’ per metterti in forma

«Sono un calciatore che per caratteristiche prima di settembre non riesco ad essere al 100%. L’anno scorso mi ero operato a fine maggio ed avevo bisogno di almeno due mesi per rientrare. Penso che già dopo qualche partita, iniziavo a star meglio. Mister Novelli ebbe una gestione importante su di me, capendo che avevo semplicemente bisogno di tempo per smaltire l’operazione.

All’inizio abbiamo fatto 8 vittorie e 2 pareggi nelle prime 10, poi c’è stato quel periodo in cui sono venuti fuori i primi screzi tra due figure importanti per noi nello spogliatoio: Novelli e D’Agostino. Non è assolutamente loro la colpa, perché la domenica in campo ci andavamo noi. Ma tante piccole cose sommate hanno portato poi a fare quelle brutte prestazioni e non siamo riusciti a ritrovarci subito in campo».

Secondo me l’entusiasmo si è spento con il rigore sbagliato da Bottalico a tempo scaduto contro il Costa d’Amalfi. Perché sul dischetto andò lui?

«A Brindisi calciai io e sbagliai, me la sentivo, ma era un’indicazione di mister Novelli. Poi c’è stato il cambio in panchina e Campilongo non aveva dato una direttiva precisa sul rigorista, lui la gestisce così. Andrea calcia bene e se la sentiva. In campo c’ero io, Favetta, Ferrari ma a prescindere dal piede bisogna sentirsela. Nessuno aveva, in quel momento, interesse o voglia di prendere quel pallone dalle mani di Bottalico.

Per me comunque non è stata quella partita la decisiva per il campionato, perché eravamo ancora primi dal girone d’andata. Invece ci ha spezzato un po’ le gambe la gara con il Manfredonia. Dopo aver vinto in 10 ad Andria, con me, Marquez e Faiello fuori».

Il cambio di allenatore vi ha penalizzato?

«Novelli ci ha preparato fisicamente e ci ha messo bene in campo. Ci ha fatto fare delle cose che poi Campilongo si è ritrovato ed è stato bravo a gestire. Infatti nella sua gestione eravamo più spregiudicati, liberi di gestire la partita e meno legati a situazioni tattiche su cui Novelli puntava tanto. Secondo me è stato un mix di allenatori perfetto, anche se diversi. Novelli è un sergente che pretende tanto in tutto, Campilongo anche pretende ma sono pretese diverse. Probabilmente quello che ci serviva era la gestione di un gruppo di calciatori già forti di loro e che in quel momento non avevano bisogno di ulteriori direttive o indicazioni».

Quali sono le differenze tra girone G e girone H?

«Il girone H è un girone bellissimo, tosto. È quasi una Serie C, io l’ho fatto in piazze come Nocera e Foggia ed è stato stimolante. Ci sono calciatori forti che giocherebbero in tantissime squadre di categoria superiore. Lì viene fuori la giocata del singolo e la personalità.

Il girone G in cui deve essere molto equilibrato, pulito, cercare di giocare in modo molto tattico. Per vincere bisogna essere un martello dall’inizio alla fine e non rischiare nulla».

Perché non sei rimasto alla Nocerina, dato che avevi un biennale?

«Non mi sono fidato della gestione societaria. Io ho una famiglia a carico, devo pensare a loro e stare tranquillo tutti e mesi. È venuto a mancare il rapporto di fiducia tra società e calciatori.

Devo dire che lo scorso anno non ci hanno fatto mancare niente, anche se ogni mese passava un po’ di tempo prima dei pagamenti. Io ho fatto una rescissione, ma ci sono altri miei compagni che hanno dovuto fare vertenza e non è mai una cosa positiva.

Il direttore disse che questa squadra non aveva bisogno di niente, ma alla fine sono andati via tutti, non ha rinnovato nessuno. Il nostro era un gruppo fantastico, sia come spogliatoio che in campo.

Io sono stato l’ultimo che ha rescisso e nessuno mi ha pregato di restare. Non me la sono sentita di rimanere in un gruppo che non conoscevo, rischiando di stare un anno male».

Cosa ne pensi della gestione degli under in Serie D?

«Wodzicki l’anno scorso è stato fenomenale, quindi non è questione di girone ma secondo me di gruppo. Gli under vanno tutelati in campo e fuori dagli over, hanno bisogno di stare tranquilli. La forza degli under sono gli over e viceversa.

Bisogna dargli le giuste responsabilità per farli stare sul pezzo, sapendo che devono ascoltare i grandi e rispettare quello che gli viene chiesto.

Tempre ha fatto bene fino a dicembre, poi è arrivato Barone e ha fatto ancora meglio. Padalino ha tirato la carretta più che poteva, Fraraccio quando è entrato ha fatto due gol. Poi Antoni è stato fantastico».

Alla fine di tutto, qual è il tuo ricordo di Nocera?

«Ti dico che quella dello scorso anno era una squadra forte, composta in modo intelligente da calciatori che avevano lo spessore per stare in campo in una piazza tanto prestigiosa quanto stressante.

Io ti posso garantire che mi sono trovato bene e sarei rimasto volentieri a Nocera ma a condizioni diverse. Penso che negli ultimi mesi si è visto il nostro attaccamento alla maglia. Se fossero migliorate le condizioni, ti assicuro che l’80% di noi sarebbe rimasto».


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